Napoli è la capitale della Campania, una delle città più conosciute, non solo a livello nazionale, e purtroppo non solo per le sue meraviglie naturali. La maggior parte delle notizie relative alla metropoli sono legate ad avvenimenti di stampo criminale, inadempimenti nel settore dello smaltimento dei rifiuti, azioni o associazioni legate alla criminalità organizzata.
Questa realtà cittadina è immersa in un territorio stupendo, pieno di risorse tanto quanto di contraddizioni. I napoletani infatti hanno la sensazione, di essere abbandonati a loro stessi, e con loro la città troppo problematica per poter pensare di rimediare a tante piccole grandi situazioni nocive. Tutto anche perché si è diffusa l’opinione, abbracciata oltre che a livello delle istituzioni e anche dall’opinione pubblica, che i cittadini partenopei si siano adagiati in una realtà problematica senza in realtà volerla cambiare nonostante a volte ne lamentino disagi ed esigenze che, il territorio non può soddisfare. Purtroppo la situazione non è semplice e lineare come credono molti, e che la realtà partenopea sia in molto più complessa e dolorosa di come sembri.
Molti napoletani vivono nella precarietà quotidiana molto tempo prima che, questa tremenda crisi mettesse in ginocchio l’Italia intera senza eccezione fra nord e sud. Una realtà difficile da affrontare se l’unica speranza resta quella di partire per trovare vita felice. Ad onor del vero, molte persone hanno deciso, per affrontare questa mancanza del lavoro, di inventarsi un mestiere, e per questo la città di Napoli è soprannominata la città dell’arrangiare. Oltre ad essere la patria del conio di nuove arti lavorative, il capoluogo Campano è anche patria di degrado; patria dello spaccio, cui centro più noto è il quartiere di Scampia e Secondigliano che si trova alla periferia della città, luoghi in cui arrivano ragazzi di tutta Italia a cercare una serata all’insegna dello sballo. Patria della camorra, grande cancro di questa realtà che purtroppo non coinvolge solo la realtà limitata di Napoli o del sud.
Ma per fortuna, anche se si parla molto spesso solo di questo, Napoli non è solo degrado e negatività ma al suo interno vivono realtà paradossali che sgomitando riescono a convivere in contesti a volte molto stretti. Napoli, infatti è la città del Sole, della “ tazzulella e cafè”, del babà, della pizza, del mare, dell’arte e della musica. In questa realtà arida di grandi possibilità, i giovani si dividono tra il sogno di fare carriera nell’ambito calcistico, secondo l’esempio del grande Maradona che ha dato un grande riscatto ad una città che è sempre stata vista come la vergogna dell’Italia, e quello di mettere in musica i loro pensieri e le loro emozioni; nonostante molti giovani aspirino soprattutto a quest’ultimo sogno la musica con la emme maiuscola, prodotta da ottimi cantanti e musicisti non è frequente. Napoli però può vantare, nella sua scuderia veri e propri campioni nelle varie arti, personaggi che hanno portato la città, ad essere conosciuta in tutto il mondo e soprattutto stimata; parlo a questo proposito, di Antonio de Curtis in arte Totò, di Edoardo de Filippo di Massimo Troisi alcuni nomi che sono stati e saranno per sempre patrimonio e tesoro inestimabile per questa terra. Successivamente, soprattutto attraverso la musica e le parole, si è cercato di esprimere l’amore e il dolore che questa realtà contemporaneamente suscita nel cuore dei suoi figli, che solo le anime più sensibili hanno trasformato in dolci melodie tali da toccare le corde dell’anima di chi l’ascolta. Esempi rilevanti in questo senso, a mio avviso, sono stati in primis Pino Daniele, Gigi D’alessio e Nino D’angelo, quest’ultimo figura maggiormente incisiva nel fare della musica uno strumento di denuncia, come si denota anche della canzone presentata al festival di Sanremo intitolata “Jamm jà” duettando con Maria Nazionale, un altro volto della musica partenopea. Questa canzone riassume il disagio e la voglia di cambiamento, purtroppo forse appartenente a troppa poca gente per far si che le cosi cambino realmente, o sentimento appartenente a chi non possiede le chiavi per far avvenire questo auspicato rinnovamento. Una frase esemplificativa del testo della canzone precedentemente menzionata, sulla quale mi sovviene sempre soffermarmi per una riflessione è “ nuie simm a cas re vas e de carezz ma fa nutizie sultant a munnezz, meridional simm gent ca nisciune po’ capì” (cioè “noi siamo la casa dei baci e delle carezze, ma solo la spazzatura fa notizia; noi meridionali siamo persone che nessuno può capire”)
Una realtà molto difficile per chi la vive nella sua quotidianità e di ricevere nella stessa sempre meno di quello che servirebbe per vivere. Mi piacerebbe lasciare i signori lettori con un’immagine della mia Napoli, così come la vedono i miei occhi, che di lei saranno eternamente innamorati; l’odore del caffè che si sente nei vicoli stretti in cui non passa il sole, perché troppo stretti malgrado ci si trovi nella città del sole, della gente che si volta regalandoti un sorriso, la città in cui c’è sempre un gran traffico disordinato, nel quale puoi permetterti il lusso di vagare con il pensiero fino a che, il suono di un clacson non ti riporta alla realtà. La città in cui tutto è permesso, e posto in cui riesci a trovare un posticino anche per te, per il tuo modo di essere. Napoli una terra piena di meraviglie, che solo se conosci da quando si è nati, vivi a pieno durante la tua vita,puoi comprendere ed amare, una città che non dovrebbe essere facilmente criticata come invece avviene ogni momento senza essere capita.
<a href="
“>
Articolo a cura di Anna Russo
Copyright © 2009-2010 Chissenefotte. Tutti i diritti riservati. Marchi e segni distintivi sono di proprietà dei rispettivi titolari. Info@chissenefotte.it
Lascia un commento.